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APRIRE UN BAR RISTORANTE A TORINO

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APRIRE UN BAR RISTORANTE A TORINO: IL VADEMECUM  DELLO STUDIO M2 UNO STRUMENTO DI VALORE

Aprire un bar ristorante a Torino,  il nostro vademecum  è uno strumento utile e di valore, pensato e scritto a quattro mani dai consulenti dello STUDIO M2, per aiutare chi ha un progetto di vita importante come quello di aprire un bar, una tavola calda, un pub o un ristorante a Torino o comunque nella regione Piemonte.

In questo articolo troverai tante informazioni utili, per percorrere in serenità il tuo progetto di aprire un bar ristorante a Torino.

Tutte le informazioni riportate provengono da fonti ufficiali ed autorevoli, da noi selezionati e ricercati  

INIZIARE BENE E’ IMPORTANTISSIMO  

Come vedrete dal vademecum per aprire un bar ristorante a Torino, la via non è semplice, anzi. 

Da imprenditore, si ha  la necessità di essere sempre attenti e consapevoli dei passi da seguire, ma il consiglio è quello di affidarsi sempre a consulenti specializzati operanti in studio integrato e multidisciplinare

Questo permetterà di soddisfare ed adempiere alla varie norme che caratterizzeranno il percorso per aprire un bar ristorante a Torino o comunque un pubblico esercizio di somministrazione di alimenti e bevande nella regione Piemonte.

 

Iniziare bene è importantissimo! Proprio per questo passo dopo passo ti illustreremo il Vademecum per aprire un bar ristorante a Torino. 

 

COSA SI INTENDE PER ESERCIZIO DI  SOMMINISTRAZIONE DI ALIMENTI E BEVANDE? 

Si intende la vendita con il consumo sul posto e il servizio assistito, da parte del personale addetto ai tavoli, di alimenti e bevande, comprese quelle alcoliche di qualsiasi gradazione, nei locali dell’esercizio o in una superficie aperta al pubblico annessa all’esercizio, come ad esempio i dehors o le terrazze.

Fonte: Regione Piemonte

  “FONDAMENTALE” LA CONSULENZA PRELIMINARE

Come abbiamo scritto in precedenza, la via per aprire un bar ristorante a Torino o comunque un pubblico esercizio nella regione Piemonte è tanto entusiasmante quanto tortuosa e molte volte insidiosa, dopo vent’anni d’esperienza possiamo affermarlo e sottoscriverlo!

Una prima consulenza preliminare  con uno specialista del settore è fondamentale per non incorrere nel RISCHIO D’IMPRESA!

In occasione della consulenza preliminare si scatterà una fotografia della futura impresa e si definerà una time line di verifiche e di operazioni per aprire il bar ristorante a Torino senza rischi!

In fase di consulenza si definerà con lo specialista :

Santoro Maria

Santoro Maria

Tributarista qualificata

  • Titolare dello STUDIO M2
  • Tributarista Qualificata iscritta al n.1685 dell’Istituto Nazionale Tributaristi (I.N.T.) ed esercente attività di cui alla Legge n. 4 del 14.01.2013 pubblicata G.U. n. 22 il 26 gennaio 2013.
  • Pluriennale esperienza e competenza in materia fiscale e tributaria e di amministrazione d’impresa, competenze che garantisce all’ impresa di adempiere al rispetto degli adempimenti contabili, fiscali e normativi, rispettando la compliance aziendale.

REQUISITI E TIPOLOGIA DEGLI ESERCIZI DI PUBBLICA SOMMINISTRAZIONE DI ALIMENTI E BEVANDE

Con decreto del Presidente della Giunta Regionale n° 2/R del 3 marzo 2008 (pubblicato sul B.U.R. Piemonte n° 10 del 6 marzo 2008) è stato approvato il regolamento regionale sulle “Nuove norme per la disciplina della preparazione e somministrazione di alimenti e bevande, relativamente all’attività di bar, piccola ristorazione e ristorazione tradizionale”.

Il Regolamento si applica alle attività di preparazione e somministrazione alimenti e bevande nell’ambito di attività di ristorazione pubblica, previste dalla legge 25 agosto 1991 n° 287 (Aggiornamento della normativa sull’insediamento e sull’attività dei pubblici esercizi) e dalla legge regionale 29 dicembre 2006 n° 38 (Disciplina dell’esercizio dell’attività di somministrazione di alimenti e bevande), soggette a dichiarazione di inizio attività e già precedentemente subordinate ad autorizzazione sanitaria ai sensi dell’articolo 2 della legge 30 aprile 1962, n. 283.

Testo completo del Regolamento Regionale Decreto della Presidente della Giunta Regionale 3/3/2008 n. 2/R

Deroghe ai requisiti previsti negli allegati A e B del regolamento
Sono ammesse deroghe ai requisiti previsti negli allegati A e B del regolamento, nei seguenti casi:

  • per tutti gli esercizi esistenti alla data di entrata in vigore del regolamento;
  • per le nuove attività situate in locali storici;
  • per le attività di dimensioni limitate (fino a 30 posti a sedere) situate:
    1. in tutti i centri storici;
    2. in tutti i comuni montani;
    3. nei comuni o nelle frazioni di questi per i quali sono previsti i programmi di rivitalizzazione delle realtà minori di cui all’art. 19 della deliberazione del Consiglio regionale n° 563-13414 del 29 ottobre 1999, come da ultimo modificata dalla deliberazione del Consiglio regionale n° 59-10831 del 24 marzo 2006 relativa agli “Indirizzi generali e criteri di programmazione urbanistica per l’insediamento del commercio al dettaglio in sede fissa, in attuazione del decreto legislativo 31 marzo 1998 n° 114”.

Sono da considerarsi esistenti e pertanto sottoposti alle deroghe previste dal comma 1, anche gli esercizi in cui si verifichi un semplice subingresso con conseguente notifica per registrazione, sia quelli in cui, in occasione di un subingresso, oppure in un qualsiasi altro momento, si intendano apportare modifiche sostanziali (ad esempio con creazione di nuove opere murarie, modifiche del ciclo tecnologico o della tipologia di produzione) soggette all’obbligo di notifica per modifica od integrazione significativa, escludendosi però l’aumento dei posti disponibili .

Non sono considerati esistenti gli esercizi in cui viene richiesto il passaggio ad una tipologia superiore.

Esercizi di tipologia 1
somministrazione di bibite, caffè, panini, tramezzini, brioches surgelate sottoposte a doratura e/o fine cottura, toast, piadine e prodotti similari, cioè alimenti che richiedono una minima attività di manipolazione e un eventuale riscaldamento.
Esercizi di tipologia 2
somministrazione di alimenti di cui alla tipologia 1 e, in aggiunta, prodotti di gastronomia da intendersi come:

•  alimenti preparati in esercizi autorizzati, conservati con le modalità previste per la tipologia ed eventualmente sottoposti a riscaldamento;

•  piatti semplici preparati con mero assemblaggio di ingredienti (esempio: macedonie, insalate o piatti a base di salumi e formaggi) previo lavaggio e sanificazione;

•  preparazione e somministrazione di alimenti quali kebab, hot dog, patatine fritte, crepes e simili preparazioni, in considerazione del fatto che vengano utilizzate attrezzature precipue.

Esercizi di tipologia 3
somministrazione di alimenti di cui alla tipologia 1 e 2, con attività di preparazione alimenti configurabile come piccola ristorazione e/o ristorazione veloce e/o tavola calda
Esercizi di tipologia 4
attività di preparazione alimenti, configurabile come attività di ristorazione tradizionale.

I requisisti igienico-sanitari minimi obbligatori comuni a tutte le tipologie sono elencati nell’allegato A del regolamento, per tutto quanto non previsto dal regolamento in merito ai requisiti igienico-sanitari e/o organizzativi, si rinvia alle disposizioni di cui al regolamento (CE) 852/2004 e, in quanto ancora sussistenti, alla legge 283/1962 e al decreto del Presidente delle Repubblica 26 marzo 1980 n° 327. In aggiunta ai requisiti minimi comuni a tutte le tipologie, sono previsti ulteriori requisiti specifici per le diverse tipologie, come individuati nell’allegato B del regolamento.

La vigilanza è esercitata dal personale della Aziende Sanitarie Locali (A.S.L.) e dagli organi a cui sono attribuiti poteri di accertamento in materia. La mancata notifica ai fini della registrazione dell’attività, nelle fattispecie definite dalla deliberazione della Giunta regionale n° 79-7605 del 26 novembre 2007, è soggetta alle sanzioni previste dal Decreto Legislativo 6 novembre 2007, n° 193 (Attuazione della direttiva 2004/41/CE relativa ai controlli in materia di sicurezza alimentare e applicazione dei regolamenti comunitari nel medesimo settore). L’esercizio di attività prive di requisiti di cui all’allegato II del regolamento (CE) 852/2004 e agli allegati A e B del regolamento regionale è soggetto alla sanzione prevista dall’art. 6, comma 5 del Decreto Legislativo 193/2007. Il mancato adempimento alle azioni richieste ai sensi dell’art. 54 del regolamento (CE) n° 882/2004 è soggetto alle sanzioni previste ai sensi dell’art. 6, comma 7 del Decreto Legislativo 193/2007.

Ogni nuova attività o subingresso ed ogni modifica sostanziale degli esercizi, come esemplificato nella deliberazione della Giunta regionale n° 79-7605 del 26 novembre 2007, compresa la variazione di tipologia, deve

REQUISITI PROFESSIONALI PER INIZIARE L’ ATTIVITA’ DI  SOMMINISTRAZIONE DI ALIMENTI E BEVANDE

Per avviare ed esercitare un’attività commerciale nel settore alimentare o di somministrazione di alimenti e bevande il titolare o, in alternativa, l’eventuale persona preposta, deve essere in possesso di uno dei seguenti requisiti professionali:

  • avere svolto un corso di formazione professionale regionale per il commercio, la preparazione o la somministrazione degli alimenti;

  • avere svolto attività in proprio o in qualità di dipendente qualificato o socio lavoratore e simili o coadiutore familiare per almeno due anni, anche non continuativi, nell’ultimo quinquennio nel settore alimentare o della somministrazione;

  • essere in possesso di un titolo di studio (diploma di durata almeno triennale o laurea) con percorso di studi avente materie attinenti al commercio, alla preparazione o alla somministrazione degli alimenti.

Il riconoscimento dei requisiti professionali è possibile anche nei confronti di chi è stato iscritto all’ex REC oppure di chi ha superato soltanto l’esame di idoneità, senza la successiva iscrizione al registro.

I cittadini comunitari ed extracomunitari, in possesso di una qualifica professionale conseguita all’estero e che intendono svolgere queste attività in Italia, possono trovare le informazioni, i moduli e i riferimenti normativi necessari per il riconoscimento dei requisiti professionali sul sito web del Ministero dello Sviluppo Economico (cliccare il link: Come richiedere il riconoscimento della qualifica).

Tutte le informazioni fornite dalla Regione Piemonte, sopra riportate  hanno lo scopo di consentire un’applicazione uniforme ed omogenea della normativa in ambito regionale.

 Fonti: Regione Piemonte, Comune di Torino

Validità dell’iscrizione al Registro Esercenti il Commercio (REC) quale requisito professionale per iniziare l’attività di somministrazione di alimenti e bevande?
In riferimento all’iscrizione nel registro esercenti il commercio per l’attività di
somministrazione alimenti e bevande, la Legge 4 agosto 2006, n. 248 “Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223” ha soppresso l’iscrizione al REC anche per l’attività di somministrazione alimenti e bevande.
Con risoluzione n. 61559 – 31 maggio 2010 il Ministero dello Sviluppo Economico ha
precisato che:
“può ritenersi valido, ai fini del riconoscimento della qualificazione professionale per
ambedue i settori (vendita e somministrazione) anche il possesso dell’iscrizione al Registro
Esercenti il Commercio di cui alla legge 11 giugno 1971, n. 426 ottenuta per uno dei gruppi merceologici individuati dalle lettere a), b) e c) dell’art. 12, comma 2 del decreto ministeriale 4 agosto 1988, n. 375.

L’art. 12 comma 2 del DM 375/88 recita: “ (…) le tabelle merceologiche di cui all’allegato 5 del presente decreto vengono distinti nei seguenti gruppi omogenei:
tabelle I, VI, VII
tabelle II, III, IV, V
tabella VIII.”
N.B. l’iscrizione dell’impresa al Registro delle Imprese non è rilevante.

Validità del diploma di scuola secondaria superiore o di laurea quale requisito professionale per iniziare l’attività di somministrazione di alimenti e bevande
 

I requisiti professionali sono stabiliti dall’art. 71, c. 6, del D.Lgs. 26/03/2010 n. 59 e smi, in base al quale:
“L’esercizio, in qualsiasi forma e limitatamente all’alimentazione umana, di un’attività di commercio al dettaglio relativa al settore merceologico alimentare o di un’attività di somministrazione di alimenti e bevande è consentito a chi e’ in possesso di uno dei seguenti requisiti professionali:
a) avere frequentato con esito positivo un corso professionale per il commercio, la
preparazione o la somministrazione degli alimenti, istituito o riconosciuto dalle regioni o dalle
province autonome di Trento e di Bolzano;
b) avere, per almeno due anni, anche non continuativi, nel quinquennio precedente,
esercitato in proprio attività d’impresa nel settore alimentare o nel settore della
somministrazione di alimenti e bevande o avere prestato la propria opera, presso tali
imprese, in qualità di dipendente qualificato, addetto alla vendita o all’amministrazione o alla
preparazione degli alimenti, o in qualità di socio lavoratore o in altre posizioni equivalenti o, se trattasi di coniuge, parente o affine, entro il terzo grado, dell’imprenditore, in qualità di
coadiutore familiare, comprovata dalla iscrizione all’Istituto nazionale per la previdenza sociale;
c) essere in possesso di un diploma di scuola secondaria superiore o di laurea, anche triennale, o di altra scuola ad indirizzo professionale, almeno triennale, purché nel corso di studi siano previste materie attinenti al commercio, alla preparazione o alla somministrazione degli alimenti.
6-bis. Sia per le imprese individuali che in caso di società, associazioni od organismi
collettivi, i requisiti professionali di cui al comma 6 devono essere posseduti dal titolare o rappresentante legale, ovvero, in alternativa, dall’eventuale persona preposta all’attività commerciale.”

Per la validità del diploma posseduto, si può consultare la circolare esplicativa pubblicata dal Ministero dello Sviluppo Economico sui titoli validi ai fini dell’avvio di attività di vendita e somministrazione di alimenti e bevande al seguente sito web:
http://www.tuttocamere.it/files/commercio/2011_3642_Circ_MSE.pdf

Nella suddetta circolare n. 3642/C del 15 aprile 2011 – prot. 0072741, il Ministero dello
Sviluppo Economico, ha precisato che: la valutazione sulla validità di un titolo è fondata sulla verifica dei programmi di studio prescritti. Su detta base, infatti, va valutata la capacità del
corso di garantire la conoscenza del Commercio, degli alimenti e/o della preparazione e manipolazione dei medesimi. Va rilevato infatti, che, in ogni caso, i termini “commercio”, “preparazione” e “somministrazione” sono sempre da intendersi riferiti agli alimenti.
Al punto 2.1 della già citata circolare, il Ministero non ritiene, ai fini del riconoscimento della validità dei diplomi del secondo ciclo di istruzione, di dover includere i licei, gli istituti tecnici e professionali nei cui piani formativi non siano presenti materie attinenti al commercio, alla preparazione o alla somministrazione degli alimenti.
Pertanto qualora
– il corso per l’ottenimento del diploma/laurea risulti almeno triennale e tra le materie di
insegnamento frequentate per l’ottenimento del diploma/laurea, almeno una di esse sia
riferita agli alimenti, il titolo di studio posseduto può ritenersi valido per l’avvio dell’attività di commercio relativa al settore merceologico alimentare e di somministrazione di alimenti e bevande, diversamente non può ritenersi valido.

 

 

Quale requisito professionale specifico occorre per poter aprire un esercizio pubblico di somministrazione di alimenti e bevande avendo conseguito una qualifica professionale in uno Stato comunitario o extracomunitario?
Per ottenere questo riconoscimento il cittadino – comunitario o extracomunitario – deve presentare apposita domanda, il modulo (e altri dati utili per la presentazione della
domanda) può essere scaricato dal sito Internet del Ministero dello sviluppo economico
https://www.mise.gov.it/index.php/it/mercato-e-consumatori/titoli-professionali-esteri/documentazione-per-il-riconoscimento
L’impresa individuale che non risulta essere in possesso dei requisiti professionali, può nominare un soggetto in possesso dei requisiti professionali quale delegato/preposto ai fini dell’attività di somministrazione di alimenti e bevande?
L’art. 71 c. 6 bis del D.Lgs 59/2010 e smi prevede che:
“Sia per le imprese individuali che in caso di società, associazioni od organismi collettivi, i requisiti professionali di cui al comma 6 devono essere posseduti dal titolare o rappresentante legale, ovvero, in alternativa, dall’eventuale persona preposta all’attività commerciale”
Pertanto, anche in caso impresa individuale, se i requisiti professionali non sono posseduti dal titolare, può essere nominato un delegato/preposto in possesso dei requisiti professionali.
Si informa altresì che:
Con risoluzione n. 227860 dell’8 luglio 2016 il Ministero dello Sviluppo Economico ha precisato che:
un soggetto che svolge la funzione di preposto per una unità locale di somministrazione di alimenti e bevande ubicata in un Comune di una determinata Regione può svolgere altresì la funzione di preposto in un altro Comune di una Regione diversa da quella nella quale già
opera, ove tale preposizione alla relativa attività commerciale sia comunque effettiva.
Pertanto uno stesso soggetto può svolgere la funzione di preposto per più esercizi.
Con riguardo alle responsabilità attribuibili alla figura del preposto, si invita a consultare la suddetta risoluzione (sul sito del Ministero) e le note in essa richiamate.
6) Uno stesso soggetto (ditta individuale o delegato di una società) può ricoprire il
ruolo di persona in possesso dei requisiti professionali presso più esercizi?
L’art. 71 C. 6 bis del D.Lgs 59/2010 e smi prevede che:
Sia per le imprese individuali che in caso di società, associazioni od organismi collettivi, i requisiti professionali di cui al comma 6 devono essere posseduti dal titolare o
rappresentante legale, ovvero, in alternativa, dall’eventuale persona preposta all’attività commerciale.
Con risoluzione n. 227860 dell’8 luglio 2016 il Ministero dello Sviluppo Economico ha precisato che:
un soggetto che svolge la funzione di preposto per una unità locale di somministrazione di alimenti e bevande ubicata in un Comune di una determinata Regione può svolgere altresì la funzione di preposto in un altro Comune di una Regione diversa da quella nella quale già opera, ove tale preposizione alla relativa attività commerciale sia comunque effettiva.
Pertanto uno stesso soggetto può svolgere la funzione di preposto per più esercizi.
Con riguardo alle responsabilità attribuibili alla figura del preposto, si invita a consultare la suddetta risoluzione (sul sito del Ministero) e le note in essa richiamate.
Il possesso del diploma di ragioneria è un requisito valido per svolgere la funzione di delegato ai fini dell’esercizio di somministrazione di alimenti e bevande?
Il Ministero per lo Sviluppo Economico, con nota prot. 0107174 del 6 giugno 2011, ha precisato che qualora il Diploma di Ragioniere sia stato conseguito prima del nuovo ordinamento commerciale, denominato IGEA (Indirizzo Giuridico Economico Aziendale),
entrato in vigore nell’anno scolastico 1996/1997, il possesso di detto diploma è ritenuto valido, ai fini dell’abilitazione per l’avvio dell’attività di commercio relativa al settore
merceologico alimentare e di somministrazione di alimenti e bevande, in quanto prima di tale
riforma, era presente nei corsi di studio degli istituti tecnici commerciali (nei quali era ricompreso il corso che consentiva il conseguimento del diploma di Ragioniere e Perito Commerciale) la materia “Merceologia”, che certamente conteneva all’epoca nozioni di merceologia riferibili ai prodotti alimentari. (cfr. risoluzione n. 52955 del 23 marzo 2011.
Di conseguenza NON possono costituire titolo ai fini della qualificazione professionale per l’attività di vendita e somministrazione di alimenti e bevande, i diplomi di Ragioniere Perito Commerciale il cui percorso formativo si inserisce in un orientamento di studi prettamente economico che non include materie attinenti in modo specifico al commercio degli alimenti, alla preparazione e manipolazione dei medesimi.
Il corso di formazione professionale per somministrazione di alimenti e bevande svolto in forma on-line è ritenuto valido nella Regione Piemonte? Il corso di formazione professionale effettuato presso un’altra Regione è ritenuto valido nella Regione Piemonte?
Con nota Prot. 4325 del 10 aprile 2014, la Direzione Attività Produttive della Regione
Piemonte ha precisato che:
la Regione Piemonte ha approvato i contenuti e le modalità di svolgimento dei corsi di formazione professionale per l’accesso e l’esercizio delle attività di commercio nel settore alimentare e di somministrazione di alimenti e bevande con D.G.R. n. 13-2089 del 24.05.2011. Non sono previste modalità di svolgimento del corso diverse da quanto stabilito dalla D.G.R. citata, escludendo modalità di formazione on line.
Tuttavia, nella sezione II della D.G.R. n. 13-2089/2011 il punto 2.1.4 (riconoscimento delle qualifiche professionali in favore dei soggetti provenienti da fuori Regione) viene riconosciuto il possesso dei requisiti professionali per l’esercizio dell’attività di cui trattasi, nel caso in cui
le stesse consentano nella regione di provenienza l’esercizio della medesima attività.
Pertanto, è possibile il riconoscimento della qualifica professionale richiesta dalla legge in Regione Piemonte, se il corso on line – organizzato da un ente di formazione professionale di un’altra Regione – consente l’esercizio dell’attività in questione nell’ambito del territorio regionale di quest’ultima. 
Ai fini del conteggio dei due anni di attività lavorativa, può ritenersi valida l’attività svolta con contratto di apprendistato?
Con risoluzione n. 5885 del 14.01.2011 il Ministero per lo Sviluppo Economico ha precisato che NON si può considerare valido l’aver prestato la propria collaborazione con un contratto
di apprendistato.

Verifiche Preventive prima di iniziare acquistare/subentrare  ad un esercizio di somministrazione di alimenti e bevande

Come avrai notato  durante la consulenza preliminare per aprire un bar ristorante a Torino, chiariremo  alcuni punti fondamentali dell’impresa da costituire, ovvero , la tipologia dell’impresa da costituire l’inquadramento fiscale e contributivo, i requisiti e la tipologia dell’esercizio di somministrazione da avviare ed i requisiti professionali.

Ma non finisce qui.

Prima di iniziare, si devono verificare (prima non dopo!- PREVENIRE E MEGLIO CHE CURARE.. Reso l’IDEA?) tutti i requisiti autorizzativi ed igienico strutturali che potrebbero compromettere la riuscita dell’apertura del nostro progetto, ovvero aprire  un bar ristorante a Torino.

Le verifiche preliminari, valgono (e ripetiamo sono molto importantisia se vogliamo subentrare ad un esercizio esitente per mezzo di un subingresso, sia se  vogliamo aprire un bar ristorante a Torino  da zero.

 

Michele Venneri

Michele Venneri

Igiene & Prevenzione

  • Consulente dello STUDIO M2
Verifiche preliminarI in caso di Subingresso di un esercizio "esistente"
Accertato  che l’attività di subingresso di un esercizio di somministrazione alimenti e bevande “esistente” sia previsto dalle  deroghe ai requisiti previsto del regolamento 2/R (se vuoi approfondire segui questo link che ti riporta ad approfondire l’argomento), in fase preliminare il consulente specializzato ti aiuterà a richiedere alla parte venditrice ed a verificare la seguente documentazione ed eseguire una check list  di controlli, ovvero:

  • comunicaze SUAP di Segnalazione Certificata di inizio attività
  • Notifica (ai sensi dell’art. 6 del Reg.CE 852/2004 all’ASL di competenza con la quale l’OSA (Operatore del Settore Alimentare) dichiara il possesso dei requisiti igienico-strutturali previsti dalla normativa vigente, nel rispetto delle norme in materia urbanistica, edilizia, impiantistica e commerciale, con contestuale verifica da parte del consulente della validità del titolo autorizzativo.
  • Planimetria dei locali e lay-out attrezzature con contestuale verifica da parte del consulente della rispondenza.
  • Dichiarazione di conformità e/o rispondenza impianti (elettrico, di messa terra, del gas e di riscaldamento).
  • Contratto di affitto in caso di subentro alla locazione.
  • Denuncia di attivazione esercizio di vendita di prodotti alcolici (art. 29, commi 2 e 4 e art. 63, comma 1 del Testo Unico delle accise approvato con il D.Lgs. 26 ottobre 1995, n. 504)
Verifiche preliminari in caso di "nuovo esercizio" di somministrazione di alimenti e bevande (attività sottoposta a procedimento)
In caso di un apertura di un “nuovo esercizio” di somministrazione di alimenti e bevande, il consulente specializzato ti aiuterà a verificare i requisiti dei locali attrezzati per la somministrazione

Il segnalante al momento dell’inoltro della Segnalazione Certificata di Inizio Attività deve autocertificare il rispetto:

  • delle norme urbanistiche, edilizie, destinazione d’uso dei locali, igienico-sanitarie e di sicurezza nei luoghi di lavoro e prevenzione incendi;
  • dei requisiti di sorvegliabilità (D.M. 17 dicembre 1992, n. 564);
  • dei criteri di cui alla Deliberazione della Giunta Regionale 8 febbraio 2010 n. 85-13268 – Indirizzi generali e criteri regionali per l’insediamento delle attività di somministrazione di alimenti e bevande, che introduce il fabbisogno totale di posti a parcheggio e di superficie, da computare in relazione alla superficie di somministrazione” e relativa monetizzazione.

Verifiche preventive e requisiti per esercizi di ristorazione Tip.1 e 2 

Locali / spazi deposito materie prime

Per gli esercizi rispetto ai quali sono consentite deroghe ai sensi dell’art. 1 – D.P.G.R. 03.03.2008 n. 2/R, il locale deposito può essere sostituito da una
zona/spazio ricavata/o in altri locali dotati di tutte le caratteristiche previste per il locale deposito. Tale zona / spazio non può comunque essere situata/o nel:
• nel locale bagno
• locale antibagno
• locali disimpegno o zone di forte transito di persone che espongono i prodotti a possibilità di contaminazione.
Nella localizzazione del locale o della zona/spazio deposito è opportuno rispettare il criterio della “marcia in avanti”, evitando, possibilmente, una situazione, ad esempio, che determini un passaggio attraverso la cucina o gli spogliatoi.
Per le nuove attività di ristorazione pubblica, si ribadisce, é invece necessario che siano predisposti appositi locali da adibirsi a deposito materie prime.

Il locale deposito deve essere collocato, auspicabilmente, all’interno dell’immobile presso il quale sono presenti gli altri locali dell’esercizio – nelle adiacenze del
locale di preparazione – al fine di limitare potenziali fonti di contaminazione durante il trasferimento delle materie prime.
E’ inoltre opportuno sottolineare che il flusso di circolazione delle derrate alimentari – dall’arrivo delle materie prime alla lavorazione dei prodotti, per proseguire alle
successive fasi di commercializzazione di questi ultimi – deve avvenire, possibilmente, nel rispetto della cosiddetta “marcia in avanti”, evitando incroci tra percorsi
nonché tra operazioni sporche e pulite : pertanto è quanto mai opportuno che il locale deposito sia collocato in modo che l’accesso al medesimo, per
l’immagazzinamento delle derrate alimentari, possa essere consentito senza utilizzare, quale via di transito, altri locali pertinenti l’attività (laboratori di preparazione
e confezionamento, servizi igienici etc.).
La zona di arrivo delle materie prime deve essere debitamente individuata ; tale zona, dovrebbe aprirsi opportunamente su un cortile e risultare protetta da
possibili fonti d’inquinamento e dagli agenti atmosferici (all’occorrenza, anche mediante la predisposizione di tettoie, pensiline etc.). L’area dovrebbe inoltre avere
una pavimentazione impermeabile (quindi in asfalto, cemento etc.), regolare e ben drenata e, all’occorrenza, essere provvista d’impianti e dispositivi al fine di
consentire l’effettuazione di adeguate operazioni di pulizia (ad es. prese d’acqua con tubo flessibile).

Servizi igienici per il personale addetto

Tutti gli esercizi devono possedere, preferibilmente al loro interno, uno o più servizi igienici, separati per gli addetti e per il pubblico. E’ ammesso un solo
servizio igienico – in comune per addetti e clienti – solo negli Esercizi di Tipologia 1 fino a 60 posti a sedere, ed in quelli di qualsiasi Tipologia per i quali siano
consentite deroghe ai sensi dell’art. 1 – D.P.G.R. 03.03.2008 n. 2/R.
I servizi igienici riservati al personale addetto devono essere previsti in rapporto di 1/10 ; in presenza di esercizi con numero di addetti superiore a 10 i servizi
igienici devono essere distinti per sesso. 

Locali e/o zona (ricavata all’interno di altri locali) destinati/a a spogliatoio per il personale addetto

 In stretta analogia con quanto considerato nella nota precedente, per gli esercizi rispetto ai quali sono consentite deroghe ai sensi dell’art. 1 – D.P.G.R. 03.03.2008
n. 2/R, il locale spogliatoio può essere sostituito da una “zona” ricavata in altri locali : la “zona” deve essere delimitata anche se in modo minimale (ad es.
mediante pannelli non connessi all’altezza del soffitto, tenda o porta a soffietto). La “zona” spogliatoio è ammessa nella sala da pranzo, in un disimpegno, nel
magazzino o nell’antibagno, come sopra specificato, purché abbia i requisiti necessari. Non è ammessa in cucina e nel bagno. Anche in questo caso, per la
localizzazione è utile riferirsi al criterio della “marcia in avanti”.

Areazione naturale Il rapporto aerante (RA) tra la superficie finestrata apribile e la superficie pavimentale esistente

Ribadendo quanto già sottolineato nelle Occorre indicare il rapporto tra la superficie finestrata apribile e la superficie dal pavimento del locale : per es. 1/6, 1/8, 1/10 etc.
Valore di riferimento: superficie finestrata apribile ≥ (pari o superiore) a 1/8 della superficie del pavimento (ad es. 1/7, 1/6 etc.) salvo
differenti e specifiche disposizioni di carattere igienico-edilizio eventualmente stabilite a livello locale (quindi date da Regolamenti comunali etc.).
Non devono essere considerate, nel computo delle superfici finestrate apribili, quelle costituite da porte-finestre che si aprono su cortili, piani
stradali etc. poiché, con la loro costante apertura non potrebbe arrivare a prevenirsi, con ragionevole efficacia, il possibile ingresso di polvere,
insetti, animali etc.. Possono invece intendersi annoverate tra le superfici finestrate quelle costituite da aperture ricavate in corrispondenza della
porta stessa.
Se il rapporto aerante (RA) è inferiore ad 1/8 (ad es. 1/9, 1/10 etc.) oppure a quanto previsto da specifiche disposizioni di carattere edilizio a
livello locale, è necessario siano installati sistemi integrativi di aerazione forzata con potenzialità proporzionata al difetto di aerazione naturale
previsto (in tal caso occorre fare riferimento alla successiva sezione in tema di Aerazione – contraddistinta dalla
voce “Naturale integrata da artificiale”)

Areazione integrata artificiale, Portata di aria esterna o di estrazione – assicurata mediante sistemi integrativi di aerazione forzata - espressa in m3 / h

Il sistema di aerazione artificiale / meccanica deve essere in grado di garantire almeno 5 ricambi / ora (Rif. D.P.G.R. – Regione Piemonte – 03.03.2008 n. 2 / R – Allegato A).
Tale valore, espressamente contemplato dalla normativa regionale appena citata per i servizi igienici delle attività di ristorazione pubblica (Bar,piccola ristorazione e ristorazione tradizionale) deve, per analogia ed univocità interpretativa, ritenersi preso quale riferimento rispetto alla stessa tipologia di locali di tutte le altre attività soggette a Notifica / Denuncia d’Inizio attività (D.I.A).
E’ necessario siano allegate, al riguardo, le specifiche tecniche dell’impianto installato e, in ogni caso, dichiarazione di conformità alle norme vigenti rilasciata da un tecnico abilitato.

Areazione naturale, integrata da artificiale

Qualora il rapporto aerante (RA) risulti inferiore a 1/8 o l’aerazione possa essere assicurata soltanto da una porta per l’uscita nel cortile (o su un piazzale esterno) è necessario siano installati sistemi integrativi di aerazione forzata con potenzialità proporzionata al difetto di aerazione naturale previsto.
In tal caso un calcolo di massima delle portate orarie da assicurarsi attraverso detti sistemi può essere condotto partendo dalla superficie aerante effettivamente presente, stabilendo, innanzitutto, la quota dell’area pavimentale rispetto alla quale detta superficie aerante potrebbe
teoricamente garantire il rispetto del rapporto in disamina. Definito tale valore può essere stabilita, per differenza, la quota dell’area pavimentale da ritenersi eccedente ai fini dell’osservanza di detto rapporto, applicando quindi, nei confronti di quest’ultima, il calcolo della portata da
assicurarsi mediante aerazione forzata. 

Le prese d’aria devono essere conformi alle caratteristiche indicate nella norma UNI 10339:1995.
E’ necessario siano allegate, al riguardo, le specifiche tecniche dell’impianto installato e, in ogni caso, dichiarazione di conformità alle norme vigenti rilasciata da un tecnico abilitato.

Esempio pratico per il deposito di Materie Prime.

un esempio pratico potrebbe farsi l’ipotesi di un locale caratterizzato da un’altezza di 3,00 m., da una superficie in pianta di 8 m2
e da una superficie finestrata apribile di 0,50 m2
; in tal caso il rapporto tra le due superfici sarebbe di 1/16, evidentemente inferiore a quello di 1/8 previsto dalla normativa vigente.

Al riguardo, la superficie finestrata risulterebbe, di fatto, adeguata per un’area pavimentale ipotetica di 4 m2 .

La portata d’aria integrativa da assicurarsi attraverso un sistema di aerazione artificiale dovrebbe essere riferita ad un’area pavimentale determinata, nella fattispecie, dalla differenza tra la superficie totale effettivamente
presente e quella ipoteticamente servita dall’aerazione naturale presente ; quindi 8 m2 – 4 m2 = 4 m2 .

Nei confronti del volume di locale pertinente la quota dell’area pavimentale così determinata (3 x 4 = 12 m3) dovrebbe essere calcolata la portata d’aria da assicurarsi attraverso sistemi integrativi di aerazione forzata considerando, al
riguardo, un numero di ricambi d’aria orari – da garantirsi mediante detti sistemi – non inferiore a 5.

Tale parametro, espressamente contemplato dalla normativa regionale riguardante la disciplina dell’attività dei pubblici esercizi (D.P.G.R. 03.03.2008 n. 2/R), si ritiene possa essere opportunamente esteso, per analogia ed
uniformità interpretativa, alla stessa tipologia di locali di tutte le altre attività soggette a Notifica / Denuncia d’Inizio Attività (D.I.A.) : ; quindi 12 x 5 = 60 m3 /h (portata
minima oraria da assicurarsi, nel caso dell’esempio considerato, attraverso i sistemi integrativi di aerazione forzata). Tali modalità di calcolo hanno comunque carattere del tutto esemplificativo ed indubbi margini di approssimazione poiché non tengono conto di eventuali parametri di maggiore dettaglio contemplati da Norme
UNI, Linee guida e letteratura di riferimento (coefficienti correttivi, collocazione delle prese d’aria, velocità e distribuzione dell’aria, condizioni termiche ed igrometriche etc.).

 

Esempio pratico per Laboratorio di Produzione

Un esempio pratico potrebbe farsi l’ipotesi di un locale dalla superficie in pianta di 100 m2 e caratterizzato dalla presenza di una superficie
finestrata apribile di 5 m2 ; in tal caso il rapporto tra le due superfici sarebbe di 1 / 20, evidentemente inferiore a quello di 1 / 8 previsto dalla normativa vigente.

Al riguardo, la superficie finestrata risulterebbe, di fatto, adeguata per un’area pavimentale ipotetica di 40 m2.

La portata d’aria integrativa da assicurarsi attraverso un sistema di aerazione artificiale dovrebbe essere riferita ad un’area pavimentale, determinata, nella fattispecie, dalla differenza tra la superficie totale effettivamente presente e quella ipoteticamente servita dall’aerazione naturale presente ;

quindi : 100 m2 – 40 m2 = 60 m2 . Nei confronti del valore così determinato dovrebbero applicarsi i criteri stabiliti, per la tipologia di locale considerato (nella fattispecie locale cucina), dalle norme UNI di riferimento (59,4 m3 / h x m2) ;

quindi : 60 x 59,4 = 3564 m3 / h (portata oraria da assicurarsi, nel caso dell’esempio considerato, attraverso i sistemi integrativi di aerazione forzata).

Tali modalità di calcolo hanno comunque carattere del tutto esemplificativo ed indubbi margini di approssimazione poiché non tengono conto di eventuali parametri di maggior dettaglio contemplati dalle norme UNI (coefficienti correttivi, collocazione delle prese d’aria, velocità e distribuzione dell’aria, condizioni termiche ed igrometriche etc.).

Esempio pratico per Sala Somministrazione

Un esempio pratico potrebbe farsi l’ipotesi di un locale dalla superficie in pianta di 100 m2 caratterizzato dalla presenza di una superficie
finestrata apribile di 5 m2 ed adibito a sala di somministrazione di un ristorante ;

in tal caso il rapporto tra le due superfici sarebbe di 1 / 20, evidentemente inferiore a quello di 1 / 8 previsto dalla normativa vigente.

Al riguardo, la superficie finestrata risulterebbe, di fatto, adeguata per un’area pavimentale ipotetica di 40 m2.

La portata d’aria integrativa da assicurarsi attraverso un sistema di aerazione artificiale dovrebbe essere riferita ad un’area pavimentale, determinata, nella fattispecie, dalla differenza tra la superficie totale effettivamente presente e quella ipoteticamente servita dall’aerazione naturale presente ;

quindi : 100 m2 – 40 m2 = 60 m2 .

Definito tale valore, considerando l’indice di affollamento contemplato dalla Norma UNI 10339 / 1995 per la tipologia di locale in disamina (0,6 persone /m2), potrebbe essere stabilito il numero di persone rispetto al quale occorrerebbe fosse assicurato l’incremento di aerazione attraverso l’installazione di sistemi di aerazione forzata : quindi 60 x 0,6 = 36 persone.

Una volta stabilito detto numero di persone (36 nella fattispecie dell’esempio considerato), applicando i parametri di portata d’aria esterna e di estrazione previsti dalla Norma UNI per la tipologia di locale considerato (36 m3 / h x persona) dovrebbe essere possibile effettuare il
calcolo della portata d’aria complessiva da assicurarsi mediante aerazione forzata : 36 x 36 = 1296 m3 / h (portata oraria da assicurarsi, nel caso dell’esempio considerato, attraverso i sistemi integrativi di aerazione forzata).

Tali modalità di calcolo hanno comunque carattere del tutto esemplificativo ed indubbi margini di
approssimazione, non tenendo conto di eventuali parametri di maggior dettaglio talvolta considerati dalle norme UNI (coefficienti correttivi, collocazione delle prese d’aria, velocità e distribuzione dell’aria, condizioni termiche ed igrometriche etc.).

Esempio pratico Servizi igienici

Un esempio pratico potrebbe farsi l’ipotesi di un locale caratterizzato da un’altezza di 2,70 m., da una superficie in pianta di 4 m2 e da una
superficie finestrata apribile di 0,25 m2 ;

in tal caso il rapporto tra le due superfici sarebbe di 1/16, evidentemente inferiore a quello di 1/8 previsto dalla normativa vigente.

Al riguardo, la superficie finestrata risulterebbe, di fatto, adeguata per un’area pavimentale ipotetica di 2 m2.

La portata d’aria integrativa da assicurarsi
attraverso un sistema di aerazione artificiale dovrebbe essere riferita ad un’area pavimentale determinata, nella fattispecie, dalla differenza tra la superficie totale effettivamente presente e quella ipoteticamente servita dall’aerazione naturale presente ;

quindi 4 m2 – 2 m2 = 2 m2 .

Nei confronti del volume di locale pertinente la
quota dell’area pavimentale così determinata (2,70 x 2 = 5,40 m3) dovrebbe essere calcolata la portata d’aria da assicurarsi attraverso sistemi integrativi di aerazione forzata considerando, al riguardo, un numero di ricambi d’aria orari – da assicurarsi mediante impianto di ventilazione – non inferiore a 5 (vengono presi come riferimento, in tal caso, i criteri stabiliti dal D.P.G.R 03.03.2008 n. 2/R, estesi, per analogia, alle stesse tipologie di locali di tutte le attività soggette ad Notifica / Denuncia d’Inizio Attività) ;

quindi 5,4 x 5 = 27 m3 /h (portata minima oraria da assicurarsi, nel caso dell’esempio considerato, attraverso i sistemi integrativi di aerazione forzata). Tali modalità di calcolo hanno comunque carattere del tutto esemplificativo ed indubbi margini di approssimazione poiché non tengono conto di eventuali parametri di maggiore dettaglio contemplati da Norme UNI, Linee guida e letteratura di riferimento (coefficienti correttivi, collocazione delle prese d’aria, velocità e distribuzione dell’aria, condizioni termiche ed idrometriche etc.).

Laboratorio di produzione

La normativa specifica di settore (D.P.G.R 03.03.2008 n. 2 / R – Allegato B – art. 4) prevede, per le fasi di preparazione dei prodotti alimentari svolte negli esercizi
di Tipologia 1 e 2, la sussistenza dei seguenti requisiti strutturali:
Esercizi di tipologia 1
• una zona di preparazione di bevande estemporanee (bancone-bar)
• una zona, dimensionata in rapporto alle potenzialità produttive, per la preparazione di alimenti compositi quali panini, tramezzini, tartine, toast ed altri prodotti
farciti analoghi, pasticceria surgelata precotta ed assimilabili.
• una zona lavaggio attrezzata con vasca con funzione anche di lavamani preferibilmente dotata di rubinetteria a comando non manuale, lavabicchieri e/o lavastoviglie.
Esercizi di tipologia 2:
• una zona di preparazione estemporanea di bevande (bancone-bar) con vasca provvista di rubinetteria a comando preferibilmente non manuale (da adibire a lavamani e lavaggio stoviglie).
• un locale per la preparazione o piano / zona lavoro dell’ area bancone-bar e/o retro bancone-bar separato dalle altre zone del bar e specificatamente dedicato per la predisposizione dei cibi e/o assemblaggio di piatti semplici, per la manipolazione dei prodotti e con dimensioni idonee in rapporto all’attività.
Detto locale o zona deve essere dotato/a di almeno una propria e distinta vasca per lavaggio di frutta e/o verdura e degli altri alimenti previsti.

• una zona lavaggio attrezzata con vasca con funzione anche di lavamani preferibilmente dotata di rubinetteria a comando non manuale, lavabicchieri e/o lavastoviglie.

La zona lavoro (o il piano) per la preparazione di alimenti compositi, ancorché predisposta nell’area bancone-bar o retro bancone-bar, deve essere debitamente individuata (quindi indicata nella Pianta planimetrica da allegarsi) ; al fine di prevenire eventuali episodi di contaminazione crociata, detta zona deve essere esclusivamente dedicata allo svolgimento delle attività di preparazione in disamina.

E’ inoltre necessario che la zona lavoro non si trovi direttamente esposta al pubblico o a possibili contaminazioni ambientali, che risulti opportunamente protetta, e
che in corrispondenza della stessa, piani d’appoggio e di lavoro, attrezzature ed impianti destinati a venire a contatto, anche indiretto, con i prodotti alimentari (comprese le pareti immediatamente a ridosso di tale zona) siano realizzati con materiali lisci, non tossici, impermeabili, facilmente lavabili e disinfettabili.

Zona lavoro ricavata nell’area bancone-bar o retro bancone ar separata dalle altre zone del bar

Rispetto agli esercizi di Tipologia 2, nel caso detta “zona” risulti destinata alla preparazione di alimenti quali kebab, hot dog, patatine fritte, crepes e simili, è necessario che tali produzioni siano limitate ad una o al massimo due tipologie di alimenti (Rif. D.P.G.R. 03.03.2008 n. 2/R – Allegato B “Requisiti specifici per esercizi di Tipologia 2”).

Sala di Somministrazione

Riguardo ai locali di somministrazione delle attività di ristorazione pubblica, la normativa specifica di settore (D.P.G.R. 03.03.2008 n. 2/R / R) ha fornito alcuni standard di riferimento rispetto agli esercizi di Tipologia 4 (Ristorazione tradizionale) , per i quali risulta previsto che (testualmente) : “la superficie del locale destinato alla somministrazione pasti deve essere adeguata al numero di posti a tavola : per il calcolo dei posti il parametro di riferimento è di 1,00 m2
per persona, tenuto conto che con 1,25 mq. a persona si ottiene l’agevole passaggio sia degli addetti sia dei clienti.”

Verifiche preventive e requisiti per esercizi di ristorazione Tip.3 e 4

Locali / spazi deposito materie prime

Per gli esercizi rispetto ai quali sono consentite deroghe ai sensi dell’art. 1 – D.P.G.R. 03.03.2008 n. 2/R, il locale deposito può essere sostituito da una
zona/spazio ricavata/o in altri locali dotati di tutte le caratteristiche previste per il locale deposito. Tale zona / spazio non può comunque essere situata/o nel:
• nel locale bagno
• locale antibagno
• locali disimpegno o zone di forte transito di persone che espongono i prodotti a possibilità di contaminazione.
Nella localizzazione del locale o della zona/spazio deposito è opportuno rispettare il criterio della “marcia in avanti”, evitando, possibilmente, una situazione, ad esempio, che determini un passaggio attraverso la cucina o gli spogliatoi.
Per le nuove attività di ristorazione pubblica, si ribadisce, é invece necessario che siano predisposti appositi locali da adibirsi a deposito materie prime.

Il locale deposito deve essere collocato, auspicabilmente, all’interno dell’immobile presso il quale sono presenti gli altri locali dell’esercizio – nelle adiacenze del
locale di preparazione – al fine di limitare potenziali fonti di contaminazione durante il trasferimento delle materie prime.
E’ inoltre opportuno sottolineare che il flusso di circolazione delle derrate alimentari – dall’arrivo delle materie prime alla lavorazione dei prodotti, per proseguire alle
successive fasi di commercializzazione di questi ultimi – deve avvenire, possibilmente, nel rispetto della cosiddetta “marcia in avanti”, evitando incroci tra percorsi
nonché tra operazioni sporche e pulite : pertanto è quanto mai opportuno che il locale deposito sia collocato in modo che l’accesso al medesimo, per
l’immagazzinamento delle derrate alimentari, possa essere consentito senza utilizzare, quale via di transito, altri locali pertinenti l’attività (laboratori di preparazione
e confezionamento, servizi igienici etc.).
La zona di arrivo delle materie prime deve essere debitamente individuata ; tale zona, dovrebbe aprirsi opportunamente su un cortile e risultare protetta da
possibili fonti d’inquinamento e dagli agenti atmosferici (all’occorrenza, anche mediante la predisposizione di tettoie, pensiline etc.). L’area dovrebbe inoltre avere
una pavimentazione impermeabile (quindi in asfalto, cemento etc.), regolare e ben drenata e, all’occorrenza, essere provvista d’impianti e dispositivi al fine di
consentire l’effettuazione di adeguate operazioni di pulizia (ad es. prese d’acqua con tubo flessibile).

Servizi igienici per il personale addetto

Tutti gli esercizi devono possedere, preferibilmente al loro interno, uno o più servizi igienici, separati per gli addetti e per il pubblico. E’ ammesso un solo
servizio igienico – in comune per addetti e clienti – solo negli Esercizi di Tipologia 1 fino a 60 posti a sedere, ed in quelli di qualsiasi Tipologia per i quali siano
consentite deroghe ai sensi dell’art. 1 – D.P.G.R. 03.03.2008 n. 2/R.
I servizi igienici riservati al personale addetto devono essere previsti in rapporto di 1/10 ; in presenza di esercizi con numero di addetti superiore a 10 i servizi
igienici devono essere distinti per sesso. 

Locali e/o zona (ricavata all’interno di altri locali) destinati/a a spogliatoio per il personale addetto

 In stretta analogia con quanto considerato nella nota precedente, per gli esercizi rispetto ai quali sono consentite deroghe ai sensi dell’art. 1 – D.P.G.R. 03.03.2008
n. 2/R, il locale spogliatoio può essere sostituito da una “zona” ricavata in altri locali : la “zona” deve essere delimitata anche se in modo minimale (ad es.
mediante pannelli non connessi all’altezza del soffitto, tenda o porta a soffietto). La “zona” spogliatoio è ammessa nella sala da pranzo, in un disimpegno, nel
magazzino o nell’antibagno, come sopra specificato, purché abbia i requisiti necessari. Non è ammessa in cucina e nel bagno. Anche in questo caso, per la
localizzazione è utile riferirsi al criterio della “marcia in avanti”.

Areazione naturale Il rapporto aerante (RA) tra la superficie finestrata apribile e la superficie pavimentale esistente

Occorre indicare il rapporto tra la superficie finestrata apribile e la superficie del pavimento del locale: per es. 1/6, 1/8, 1/10 etc.
Valore di riferimento : superficie apribile delle finestre ≥ (pari o superiore) a 1/8 della superficie del pavimento (ad es. 1/7, 1/6 etc.) salvo differenti e specifiche disposizioni di carattere igienico-edilizio eventualmente stabilite a livello locale (quindi date da Regolamenti comunali etc.).

Le finestre devono essere dotate di comandi di apertura, manuali o elettrici, di facile uso.

Non devono essere considerate, nel computo delle superfici finestrate apribili, quelle costituite da porte-finestre che si aprono su cortili, piani stradali etc. poiché, attraverso la loro costante apertura non potrebbe arrivare e prevenirsi, con
ragionevole efficacia, il possibile ingresso di polvere, insetti, animali etc.

Possono invece ritenersi ammesse, tra le
superfici finestrate apribili, quelle costituite da aperture ricavate in corrispondenza delle porta stessa.
E’ inoltre opportuno sottolineare che qualora le finestre, attraverso la loro apertura, possano risultare possibile causa di contaminazioni (ad es. aperture finestrate su strade a traffico intenso, oppure aperture “a bocca di lupo” in
corrispondenza di piani stradali, cortili carrabili, marciapiedi etc.) devono restare chiuse e bloccate durante la produzione (Rif. Regolamento (CE) 852/2004 – Allegato II – Cap. II – paragrafo 1 – punto d).

Nel caso il rapporto aerante (RA) risulti quindi inferiore a 1/8 (ad es. 1/9, 1/10 etc.) oppure a quanto previsto da specifiche disposizioni di carattere igienico-edilizio a livello locale o, ancora, nell’ipotesi in cui il locale non disponga, di
fatto, di superficie finestrata apribile, devono essere installati sistemi integrativi – o sostitutivi – di aerazione forzata con potenzialità proporzionata al difetto di aerazione naturale previsto. (in tal caso occorre fare riferimento, secondo la situazione, alle successive sezioni della presenta Scheda – in tema di Aerazione – contraddistinte, rispettivamente,
dalle voci “Naturale integrata da artificiale” o “Artificiale”).

Areazione integrata artificiale, Portata di aria esterna o di estrazione – assicurata mediante sistemi integrativi di aerazione forzata - espressa in m3 / h

Il sistema di aerazione artificiale / meccanica deve essere in grado di garantire almeno 5 ricambi / ora (Rif. D.P.G.R. – Regione Piemonte – 03.03.2008 n. 2 / R – Allegato A).
Tale valore, espressamente contemplato dalla normativa regionale appena citata per i servizi igienici delle attività di ristorazione pubblica (Bar,piccola ristorazione e ristorazione tradizionale) deve, per analogia ed univocità interpretativa, ritenersi preso quale riferimento rispetto alla stessa tipologia di locali di tutte le altre attività soggette a Notifica / Denuncia d’Inizio attività (D.I.A).
E’ necessario siano allegate, al riguardo, le specifiche tecniche dell’impianto installato e, in ogni caso, dichiarazione di conformità alle norme vigenti rilasciata da un tecnico abilitato.

Areazione naturale, integrata da artificiale

ualora il rapporto aerante (RA) risulti inferiore a 1/8 o l’aerazione possa essere assicurata soltanto da una porta per l’uscita nel cortile (o su un piazzale esterno) è necessario siano installati sistemi integrativi di aerazione forzata con potenzialità proporzionata al difetto di aerazione naturale previsto.
In tal caso un calcolo di massima delle portate orarie da assicurarsi attraverso detti sistemi può essere condotto partendo dalla superficie aerante effettivamente presente, stabilendo, innanzitutto, la quota dell’area pavimentale rispetto alla quale detta superficie aerante potrebbe
teoricamente garantire il rispetto del rapporto in disamina. Definito tale valore può essere stabilita, per differenza, la quota dell’area pavimentale da ritenersi eccedente ai fini dell’osservanza di detto rapporto, applicando quindi, nei confronti di quest’ultima, il calcolo della portata da
assicurarsi mediante aerazione forzata. 

Le prese d’aria devono essere conformi alle caratteristiche indicate nella norma UNI 10339:1995.
E’ necessario siano allegate, al riguardo, le specifiche tecniche dell’impianto installato e, in ogni caso, dichiarazione di conformità alle norme vigenti rilasciata da un tecnico abilitato.

Esempio pratico per il deposito di Materie Prime.

un esempio pratico potrebbe farsi l’ipotesi di un locale caratterizzato da un’altezza di 3,00 m., da una superficie in pianta di 8 m2
e da una superficie finestrata apribile di 0,50 m2
; in tal caso il rapporto tra le due superfici sarebbe di 1/16, evidentemente inferiore a quello di 1/8 previsto dalla normativa vigente.

Al riguardo, la superficie finestrata risulterebbe, di fatto, adeguata per un’area pavimentale ipotetica di 4 m2 .

La portata d’aria integrativa da assicurarsi attraverso un sistema di aerazione artificiale dovrebbe essere riferita ad un’area pavimentale determinata, nella fattispecie, dalla differenza tra la superficie totale effettivamente
presente e quella ipoteticamente servita dall’aerazione naturale presente ; quindi 8 m2 – 4 m2 = 4 m2 .

Nei confronti del volume di locale pertinente la quota dell’area pavimentale così determinata (3 x 4 = 12 m3) dovrebbe essere calcolata la portata d’aria da assicurarsi attraverso sistemi integrativi di aerazione forzata considerando, al
riguardo, un numero di ricambi d’aria orari – da garantirsi mediante detti sistemi – non inferiore a 5.

Tale parametro, espressamente contemplato dalla normativa regionale riguardante la disciplina dell’attività dei pubblici esercizi (D.P.G.R. 03.03.2008 n. 2/R), si ritiene possa essere opportunamente esteso, per analogia ed
uniformità interpretativa, alla stessa tipologia di locali di tutte le altre attività soggette a Notifica / Denuncia d’Inizio Attività (D.I.A.) : ; quindi 12 x 5 = 60 m3 /h (portata
minima oraria da assicurarsi, nel caso dell’esempio considerato, attraverso i sistemi integrativi di aerazione forzata). Tali modalità di calcolo hanno comunque carattere del tutto esemplificativo ed indubbi margini di approssimazione poiché non tengono conto di eventuali parametri di maggiore dettaglio contemplati da Norme
UNI, Linee guida e letteratura di riferimento (coefficienti correttivi, collocazione delle prese d’aria, velocità e distribuzione dell’aria, condizioni termiche ed igrometriche etc.).

 

Esempio pratico per la CUCINA

un esempio pratico potrebbe farsi l’ipotesi di un locale dalla superficie in pianta di 100 m2 e caratterizzato dalla presenza di una superficie
finestrata apribile di 5 m2; in tal caso il rapporto tra le due superfici sarebbe di 1 / 20, evidentemente inferiore a quello di 1 / 8 previsto dalla normativa vigente.

Al riguardo, la superficie finestrata risulterebbe, di fatto, adeguata per un’area pavimentale ipotetica di 40 m2.

La portata d’aria integrativa da assicurarsi attraverso un sistema di aerazione artificiale dovrebbe essere riferita ad un’area pavimentale, determinata, nella fattispecie, dalla differenza tra la superficie totale effettivamente presente e quella ipoteticamente servita dall’aerazione naturale presente ;

quindi : 100 m2 – 40 m2 = 60 m2.

Nei confronti del valore così determinato dovrebbero applicarsi i criteri stabiliti, per la tipologia di locale considerato (nella fattispecie locale cucina), dalle norme UNI di riferimento (59,4 m3/ h x m2) ;

quindi : 60 x 59,4 =3564 m3/ h (portata oraria da assicurarsi, nel caso dell’esempio considerato, attraverso i sistemi integrativi di aerazione forzata).

Tali modalità di calcolo hanno comunque carattere del tutto esemplificativo ed indubbi margini di approssimazione poiché non tengono conto di eventuali parametri di maggior dettaglio contemplati dalle norme UNI (coefficienti correttivi, collocazione delle prese d’aria, velocità e distribuzione dell’aria, condizioni termiche ed igrometriche etc.).

Esempio pratico per Sala Somministrazione

Un esempio pratico potrebbe farsi l’ipotesi di un locale dalla superficie in pianta di 100 m2 caratterizzato dalla presenza di una superficie
finestrata apribile di 5 m2 ed adibito a sala di somministrazione di un ristorante ;

in tal caso il rapporto tra le due superfici sarebbe di 1 / 20, evidentemente inferiore a quello di 1 / 8 previsto dalla normativa vigente.

Al riguardo, la superficie finestrata risulterebbe, di fatto, adeguata per un’area pavimentale ipotetica di 40 m2.

La portata d’aria integrativa da assicurarsi attraverso un sistema di aerazione artificiale dovrebbe essere riferita ad un’area pavimentale, determinata, nella fattispecie, dalla differenza tra la superficie totale effettivamente presente e quella ipoteticamente servita dall’aerazione naturale presente ;

quindi : 100 m2 – 40 m2 = 60 m2 .

Definito tale valore, considerando l’indice di affollamento contemplato dalla Norma UNI 10339 / 1995 per la tipologia di locale in disamina (0,6 persone /m2), potrebbe essere stabilito il numero di persone rispetto al quale occorrerebbe fosse assicurato l’incremento di aerazione attraverso l’installazione di sistemi di aerazione forzata : quindi 60 x 0,6 = 36 persone.

Una volta stabilito detto numero di persone (36 nella fattispecie dell’esempio considerato), applicando i parametri di portata d’aria esterna e di estrazione previsti dalla Norma UNI per la tipologia di locale considerato (36 m3 / h x persona) dovrebbe essere possibile effettuare il
calcolo della portata d’aria complessiva da assicurarsi mediante aerazione forzata : 36 x 36 = 1296 m3 / h (portata oraria da assicurarsi, nel caso dell’esempio considerato, attraverso i sistemi integrativi di aerazione forzata).

Tali modalità di calcolo hanno comunque carattere del tutto esemplificativo ed indubbi margini di
approssimazione, non tenendo conto di eventuali parametri di maggior dettaglio talvolta considerati dalle norme UNI (coefficienti correttivi, collocazione delle prese d’aria, velocità e distribuzione dell’aria, condizioni termiche ed igrometriche etc.).

Esempio pratico Servizi igienici

Un esempio pratico potrebbe farsi l’ipotesi di un locale caratterizzato da un’altezza di 2,70 m., da una superficie in pianta di 4 m2 e da una
superficie finestrata apribile di 0,25 m2 ;

in tal caso il rapporto tra le due superfici sarebbe di 1/16, evidentemente inferiore a quello di 1/8 previsto dalla normativa vigente.

Al riguardo, la superficie finestrata risulterebbe, di fatto, adeguata per un’area pavimentale ipotetica di 2 m2.

La portata d’aria integrativa da assicurarsi
attraverso un sistema di aerazione artificiale dovrebbe essere riferita ad un’area pavimentale determinata, nella fattispecie, dalla differenza tra la superficie totale effettivamente presente e quella ipoteticamente servita dall’aerazione naturale presente ;

quindi 4 m2 – 2 m2 = 2 m2 .

Nei confronti del volume di locale pertinente la
quota dell’area pavimentale così determinata (2,70 x 2 = 5,40 m3) dovrebbe essere calcolata la portata d’aria da assicurarsi attraverso sistemi integrativi di aerazione forzata considerando, al riguardo, un numero di ricambi d’aria orari – da assicurarsi mediante impianto di ventilazione – non inferiore a 5 (vengono presi come riferimento, in tal caso, i criteri stabiliti dal D.P.G.R 03.03.2008 n. 2/R, estesi, per analogia, alle stesse tipologie di locali di tutte le attività soggette ad Notifica / Denuncia d’Inizio Attività) ;

quindi 5,4 x 5 = 27 m3 /h (portata minima oraria da assicurarsi, nel caso dell’esempio considerato, attraverso i sistemi integrativi di aerazione forzata). Tali modalità di calcolo hanno comunque carattere del tutto esemplificativo ed indubbi margini di approssimazione poiché non tengono conto di eventuali parametri di maggiore dettaglio contemplati da Norme UNI, Linee guida e letteratura di riferimento (coefficienti correttivi, collocazione delle prese d’aria, velocità e distribuzione dell’aria, condizioni termiche ed idrometriche etc.).

Laboratorio di produzione (CUCINA)

 

Rispetto agli esercizi di Tipologia 3 e 4, la normativa di settore più volte citata (D.P.G.R. 03.03.2008 n.2/R) ha fornito, in relazione ai locali destinati alla produzione/ preparazione di alimenti, alcuni standard dimensionali minimi, e precisamente:
Esercizi di Tipologia 3: “un locale ad uso cucina con superficie complessiva non inferiore a 8 mq. per le attività di preparazione, lavaggio e cottura.
Per gli esercizi rispetto ai quali sono consentite deroghe ai sensi dell’art. 1 – D.P.G.R. 03.03.2008 n. 2/R la misura minima prevista per il locale cucina può essere diminuita di 1 m2 (quindi essere ridotta a 7 m2 ).

Inoltre, fermo restando quanto appena indicato in tema di deroghe, nel caso in cui non possa essere ricavato un locale di superficie sufficiente, è ammessa la possibilità di raggiungere l’ampiezza necessaria anche ponendo nel computo locali diversi funzionalmente raccordati. Pertanto è
consentito il conteggio di una parte del retrobanco per una superficie non superiore a 2 m2.

Requisiti specifici per gli Esercizi di Tipologia 3

Nell’ambito della zona (o, eventualmente, del locale) adibita alla lavorazione degli alimenti è collocata almeno un’apposita vasca convenientemente dimensionata.
Nell’ambito della zona (o, eventualmente, del locale) destinata a lavaggio stoviglie, bicchieri, attrezzature etc. è collocata un’apposita vasca, convenientemente dimensionata, con erogazione di acqua fredda e calda, e relativa lavastoviglie.

Almeno una delle vasche sopra indicate è dotata di rubinetteria a comando non manuale (ad es. “a pedale”, “a cellula fotoelettrica” etc. – con eccezione dei comandi del tipo “a leva” o “a gomito”, per i quali non potrebbe escludersi un utilizzo “manuale”) tale da poter essere utilizzata, all’occorrenza, in alternativa ad apposito lavamani.

Il locale è provvisto di apposito lavamani dotato di rubinetteria a comando non manuale
(ad es. “a pedale”, “a cellula fotoelettrica” etc. – con eccezione dei comandi del tipo “a leva” o “a gomito”, per i quali non potrebbe escludersi un utilizzo “manuale)

Esercizi di Tipologia 4: “superficie della cucina correlata al numero di posti della sala di ristorazione, al netto della dispensa. La superficie complessiva non deve essere inferiore a 15 m2
.
Riguardo a questa Tipologia, per gli esercizi rispetto ai quali sono consentite deroghe ai sensi dell’art. 1 – D.P.G.R. 03.03.2008 n. 2/R la misura minima prevista per il locale cucina può essere diminuita di 2 m2 (quindi essere ridotta a 13 m2
).

Inoltre, fermo restando quanto appena indicato in tema di deroghe, nel caso in cui non possa essere ricavato un locale di superficie sufficiente, è ammessa la possibilità di raggiungere l’ampiezza prevista comprendendo nel computo locali
diversi funzionalmente raccordati ;

pertanto è consentito il conteggio di una parte del retrobanco per una superficie non superiore a 2 m2.
Quelli appena elencati rappresentano, in ogni caso, standard dimensionali minimi ; per l’allestimento di un locale cucina occorrerà comunque tener conto anche dei requisiti generali contemplati:
– dallo stesso D.P.G.R 03.03.2008 n. 2/R – Allegato A – art. 3 – nel punto in cui viene previsto che “… la disposizione dei locali e delle attrezzature deve consentire di organizzare il lavoro secondo il principio della marcia in avanti … La superficie dei locali deve essere adeguata al tipo di attività, ed alla potenzialità produttiva”;

– dal Regolamento (CE) n. 852 / 2004 del PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO del 29.04.2004 – Capitolo I – punto 2 – in base al quale lo schema, la progettazione, le costruzioni, l’ubicazione e le dimensioni delle strutture destinate agli alimenti devono consentire un’adeguata manutenzione, pulizia e/o disinfezione, evitare o ridurre al minimo la contaminazione trasmessa per via aerea e assicurare uno spazio di lavoro tale da consentire lo svolgimento di tutte le operazioni in
condizioni d’igiene.

 Requisiti specifici per gli Esercizi di Tipologia 4

Nell’ambito della  zona (o, eventualmente, del locale) adibita alla lavorazione degli
alimenti è collocata almeno un’apposita vasca convenientemente dimensionata.

Almeno una delle vasche sopra indicate è dotata di rubinetteria a comando non manuale (ad es. “a pedale”, “a cellula fotoelettrica” etc. – con eccezione dei comandi del tipo “a leva” o “a gomito”, per i quali non potrebbe escludersi un utilizzo “manuale) tale da poter essere utilizzata, all’occorrenza, in alternativa ad apposito lavamani.
Il locale è provvisto di apposito lavamani dotato di rubinetteria a comando non manuale (ad es. “a pedale”, “a cellula fotoelettrica” etc. – con eccezione dei comandi del tipo “a leva” o “a gomito”, per i quali non potrebbe escludersi un utilizzo “manuale).

Requisiti comuni agli esercizi di Tipologia 3 e 4

 In corrispondenza del banco bar é collocato un lavello – in aggiunta ai lavelli (minimo due) del locale preparazione – con erogazione di acqua fredda e calda, adibito anche a lavamani (quindi provvisto di comando non manuale per l’erogazione dell’acqua – a pedale, a cellula fotoelettrica etc.) e relativa lavabicchieri / lavatazzine.

La pedana del retrobanco presenta superficie facilmente lavabile, disinfettabile e tale da permettere un’agevole pulizia e sanificazione del pavimento sottostante.

Requisiti comuni agli esercizi di Tipologia 3 e 4 nel caso siano adibiti anche a “Pizzeria”

 

Il forno risulta collegato a canna di esalazione realizzata secondo le norme di buona
tecnica sfociante in un comignolo posizionato al tetto dell’edificio.

Il deposito della legna é situato nella parte sottostante del forno.

Il deposito della legna, situato nella parte sottostante del forno, è ad ante chiuse.

La zona di lavoro (o settore) destinata alla preparazione / cottura delle pizze predisposta in
corrispondenza del locale di somministrazione “a vista dei clienti”? 

SE SI 

E’ collocata ad adeguata distanza – e comunque risulta opportunamente protetta mediante 
sufficiente ed idonea alzata – dal passaggio o dall’approssimarsi dei clienti oppure da spazi
di movimentazione che potrebbero costituire – o da cui potrebbero derivare – possibili fonti
di contaminazione dei prodotti lavorati ed eventualmente esposti.

E’ provvista d’impianti, attrezzature e superfici destinate a venire a contatto, anche 
indiretto, con i prodotti alimentari (comprese le pareti immediatamente a ridosso di tale
zona) realizzate – per quanto tecnicamente possibile – con materiali lisci, non tossici,
impermeabili, facilmente lavabili e disinfettabili.

 
E’ provvista di un apposito lavello (in aggiunta ai lavelli del locale cucina e di quello del
banco bar) con erogazione di acqua fredda e calda, adibito anche a lavamani (quindi provvisto di comando non manuale per l’erogazione dell’acqua – a pedale, a cellula fotoelettrica etc.).

E’ dotata di appositi allestimenti che consentono di collocare i contenitori dei prodotti usati
per la preparazione al riparo da possibili contaminazioni esterne.

 

 

 

Sala di Somministrazione

Riguardo i locali di somministrazione delle attività di ristorazione pubblica, la normativa specifica di settore (D.P.G.R. 03.03.2008 n. 2/R) ha fornito alcuni standard di riferimento rispetto agli esercizi di Tipologia 4 (Ristorazione tradizionale) , per i quali risulta previsto che (testualmente) : “la superficie del locale destinato alla somministrazione pasti deve essere adeguata al numero di posti a tavola : per il calcolo dei posti il parametro di riferimento è di 1,00 m2 per persona, tenuto conto che con 1,25 mq. a persona si ottiene l’agevole passaggio sia degli addetti sia dei clienti.”

Aprire un bar ristorante a Torino: CI SIAMO!

Eseguita la “necessaria” prima consulenza preliminare e tutte le verifiche preventive eseguite dai consulenti specializzati, si può procedere ad aprire un bar ristorante a Torino.

Se si sono seguiti “scrupolosamente” i passi (affiancato dai consulenti specializzati),descritti nel “vademecum : aprire un bar ristorante a Torino” , in questa fase finale anch’essa molto delicata, hai  la necessaria sicurezza di non trovarti in spiacevoli (è dir poco) situazioni all’apertura del esercizio di somministrazione di alimenti e bevande.

Nel box di fianco, informazioni utili e link per aprire a un bar ristorante a Torino.

In caso di supporto per apertura di un pubblico esercizio in un comune in provinca di Torino, contatta i consulenti specializzati dello STUDIO M2.

Non finisce qui.

Una volta aperto il bar ristorante a Torino, o comunque un pubblico esercio di somministrazione alimenti e bevande, STUDIO M2, garantisce  un efficace gestione fiscale, contabile ed amministrativa e non solo….

Grazie alle sinergie delle competenze professionali dei consulenti dello STUDIO M2, si garantisce il rispetto di tutte le norme obbligatorie trasversali che regolano l’attività di un pubblico esercizio di somministrazione alimenti e bevande (HACCP, Sicurezza sul Lavoro, Formazione).

Guarda il video del Dott. Michele Venneri  

INFORMAZIONI UTILI  PER IL COMUNE DI TORINO

Cosa occorre fare?
Attribuita la partita IVA , aperta una ditta individuale oppure costituita una società, acquistato il ramo d’azienda azienda con rogito notarile (in caso di sub-ingresso e ora di :

presentare le SCIA corredate dei relativi documenti tramite il Portale Impresainungiorno, compilate dal titolare dell’attività di somministrazione o da un delegato alla compilazione.

Documenti da allegare
La documentazione da allegare varia a seconda del procedimento attivato.

Per aprire / trasferire / ampliare l’attività:

  • Planimetria quotata
  • Notifica sanitaria (inserita nel procedimento principale)
  • Dichiarazione normativa regionale
  • In presenza di più soggetti tenuti al possesso dei requisiti morali: all. a (eventuale)
  • In caso di nomina di un preposto: all. b (eventuale)
  • In caso di procura speciale, documento di identità di chi conferisce tale procura (eventuale)
  • In caso di richiesta di rateazione dell’importo dovuto a titolo di monetizzazione parcheggi: istanza rateazione SORIS
  • Diritti di istruttoria comune Euro 50
  • Diritti di istruttoria Asl Euro 20
  • Valutazione impatto acustico (eventuale)
  • Studio impatto viabilità (eventuale)
  • Dichiarazione vendita alcolici per Agenzia Dogane (eventuale)

Per subentrare nella titolarità o nella gestione dell’attività:

  • Notifica sanitaria (inserita nel procedimento principale)
  • In presenza di più soggetti tenuti al possesso dei requisiti morali: all. a (eventuale)
  • In caso di nomina di un preposto: all. b (eventuale)
  • In caso di procura speciale, documento di identità di chi conferisce tale procura (eventuale)
  • In caso di richiesta di accollo e rateazione dell’importo residuo dovuto a titolo di monetizzazione parcheggi: richiesta di accollo SORIS
  • Diritti di istruttoria Comune Euro 30
  • Diritti di istruttoria Asl Euro 20
  • Rogito notarile / Dichiarazione del notaio (eventuale)
  • Dichiarazione vendita alcolici per Agenzia Dogane (eventuale)

Per cessare / sospendere / riprendere l’attività:

  • Notifica sanitaria (inserita nel procedimento principale)
  • In caso di procura speciale, documento di identità di chi conferisce tale procura (eventuale)

Per le variazioni strutturali (diverse dall’ampliamento di superficie di somministrazione, ossia modifica locali, modifica tipologia sanitaria, giochi):

  • Planimetria quotata
  • Se cambia tipologia sanitaria (da 1-2-3 a 4 o viceversa): notifica sanitaria
  • In caso di procura speciale, documento di identità di chi conferisce tale procura (eventuale)
  • Diritti di istruttoria comune Euro 20
  • Diritti di istruttoria Asl Euro 20
  • Per i biliardi: certificato di controllo statico

Per le variazioni soggetti:

  • Se la variazione riguarda soggetti tenuti al possesso dei requisiti morali: all. a (eventuale)
  • Se la variazione riguarda il preposto: all. b (eventuale)
  • In caso di procura speciale, documento di identità di chi conferisce tale procura (eventuale)
  • Diritti di istruttoria comune Euro 20

Procedimenti attivabili esclusivamente attraverso l’invio dell’istanza tramite PEC all’indirizzo PEC suap@cert.comune.torino.it:

  • Comunicazione di recesso dall’incarico di delegato (mod. 309) allegando dichiarazione di recesso notificata al titolare dell’esercizio e diritti di istruttoria pari a Euro 20,00.
  • Domanda di proroga all’ulteriore sospensione oltre i 12 mesi di attività già sospese (mod. 342) allegando diritti di istruttoria Euro 20,00, marca da bollo da Euro 16
  • Richiesta di accesso agli atti (mod. 343)
Enti coinvolti (LINK UTILI)

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15 + 6 =